SOMMARIO
SCHEDA DI CATALOGO
Descrizione e iconografia
Il busto in marmo bianco, con leggere venature grigio chiaro, raffigura un gentiluomo di mezza età avvolto in un ampio mantello chiuso sul petto grazie all’attorcigliarsi della stoffa verso l’esterno in una diagonale che dalla spalla destra scende fino a sotto il braccio sinistro. Da questo abbondante panneggio emerge, all’altezza del collo dell’effigiato, una stretta fascia di tessuto a cingerlo, e sopra di essa fuoriescono i lembi rigidi del colletto della camicia. Sul petto, tra le falde del bavero, si nota lo jabot in pizzo arricciato e delicatamente reso con un trapano a punta sottile (fig. 1).
La testa dell’uomo è leggermente rivolta verso destra, tanto da lasciar intravvedere, anche ad una visione frontale parte della ricca acconciatura, che si può meglio apprezzare osservandolo di profilo (fig. 2). I folti capelli sono tirati all’indietro e raccolti rigonfi in una pettinatura che termina sulla nuca con una corta coda, stretta da un nastro, mentre sui lati della testa sono chiusi in quattro piccole crocchie, due per lato, dietro le orecchie.
Il volto dell’effigiato, del quale lo scultore sottolinea il sottomento molle, è solcato da una profonda ruga frontale e da alcune altre tra le sopracciglia, quasi a marcarne un’espressione corrucciata, mentre le guance sono percorse da fossette e morbidezze che rendono fluida la materia lapidea. Gli occhi emergono da palpebre gonfie e da sopracciglia rese con leggeri graffi regolari e sono caratterizzati dall’iride appena accennato e dalla pupilla resa con un solco circolare più profondo, teso a rendere la direzione dello sguardo verso destra (fig. 3).
Il ritrattato è George Nassau Clevering III Earl of
Cowper (Hertford 1738 - Firenze 1789), aristocratico
inglese tenuto a battesimo da re Giorgio II, che,
partito per il suo Grand tour nel 1759,
giunse a Firenze e vi rimase per il resto della sua
vita1. Colto e facoltoso, George si inserì con agio nella
congiuntura filoinglese del granducato, in anni nei
quali la capitale toscana era sede dell’ambasceria di
Horace Mann, che intratteneva rapporti con una corte
raffinata e sempre attiva nella promozione di ogni
forma d’arte2.
È noto come Lord Cowper fosse attento al mondo del
mercato e della produzione artistica, tanto che sono
documentati in una delle sue molte dimore fiorentine
momenti di “Accademia” offerti proprio dall’inglese ai
giovani artisti, nonché feste memorabili accompagnate
da fuochi d’artificio o spettacoli teatrali andati in
scena proprio nei palchi che faceva allestire
all’interno o nei giardini delle sue diverse
abitazioni3.
Fu anche collezionista di opere d’arte, tanto da contare nella sua raccolta almeno due dipinti di Raffaello e moltissimi altri quadri, ma anche statue originali o calchi in gesso di sculture antiche, e grandi quantità di stampe e porcellane, allestite soprattutto in Palazzo Baldinucci, la residenza in via Ghibellina eletta a prima dimora di rappresentanza4.
Vicenda critica
Fu Roberta Roani, nel 1980, la prima a rendere noto il busto, segnalatole da Alvar Gonzàles-Palacios come parte di una collezione privata romana. La studiosa presentò il ritratto di gentiluomo quale opera della maturità dello scultore romano Innocenzo Spinazzi in virtù della data e della firma che si stagliano sul retro della scultura e che ne certificano non solo la paternità esecutiva, ma anche la realizzazione “in Firenze” nel 1787 (fig. 4), senza però giungere ad alcuna ipotesi circa l’identità dell’effigiato. Roani ne riscontrava una affinità con il busto Ritratto del granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena conservato nella Sala delle Statue di Palazzo Pitti, a Firenze, scolpito all’inizio degli anni Settanta del secolo, che con quello qui discusso condivide un abbondante panneggio di impronta classicista5.
Sarà Andrea Bacchi, nel redigere il primo catalogo
delle sculture della raccolta di Federico Zeri, a
rendere noto come quella collezione segnalata da
Palacios fosse proprio quella che lo storico dell’arte
conservava nella dimora di Mentana, ma soprattutto
sarà il primo a proporre di identificare l’effigiato
in George Nassau Earl of Cowper, sulla base di
convincenti confronti con ritratti pittorici, in
particolare quello dipinto da Giuseppe Antonio
Fabbrini nel 1783, oggi conservato all’Accademia
Etrusca di Cortona, nel quale i tratti del volto del
gentiluomo inglese e la sua rigonfia acconciatura
appaiono davvero molto simili a quelli scolpiti nel
marmo (fig. 5)6. Lo studioso confermerà la sua proposta anche nella
successiva pubblicazione dedicata alla raccolta Zeri
da poco donata al museo bergamasco7.
Per corroborare ulteriormente l’ipotesi di Bacchi,
ormai accettata dalla critica, a questo ritratto
dipinto se ne possono aggiungere almeno altri tre: il
primo è un olio su tela dell’inizio degli anni
Settanta del Settecento realizzato da Anton Raphael
Mengs (e oggi conservato nella Collezione della
Fondazione CR di Firenze, fig. 6); il
secondo, coevo, un ritratto dall’inquadratura ben più
ampia, fino a comprendere le ginocchia, con un
cangiante abito giallo-oro e una giacca blu, dipinto
da Johan Zoffany (ora a Firle Place, Lewes, Sussex);
infine il terzo, più vicino cronologicamente al nostro
busto marmoreo, è un pastello databile tra il 1783 e
il 1785 di Hou Douglas Hamilton (in una collezione
privata di Londra), che raffigura il conte inglese con
il suo mastino bianco8.
In aggiunta alla stretta somiglianza fisiognomica tra dipinti e scultura, si aggiunge un contatto tra Cowper e Spinazzi noto grazie ai documenti e avvenuto proprio nello stesso giro d’anni del busto marmoreo. Nel 1784 Cowper risulta, assieme al Granduca di Firenze e ad altri notabili cittadini tra i sottoscrittori di una petizione per la costruzione all’interno della Basilica di Santa Croce di un monumento celebrativo a Niccolò Machiavelli da far realizzare proprio a Innocenzo Spinazzi9 (fig. 7). Cowper già nel 1782 si era prodigato per finanziare la pubblicazione, per i tipi di Gaetano Cambiagi, dell’opera completa di Machiavelli in sei volumi e proprio grazie a questa nuova luce sui testi del pensatore fiorentino del Rinascimento si poterono reperire i fondi per realizzare il monumento. Concluso e inaugurato nel 1787, medesimo anno del busto del conte, il monumento a Machiavelli vide il coinvolgimento dell’inglese anche quale promotore di un epitaffio da far scrivere al reverendo William Sandys, scelta però che fu superata dal più semplice TANTO NOMINI NVLLVM PAE ELOGIVM a firma del matematico e accademico della Crusca Pietro Ferroni10. La scelta del romano Spinazzi, invece, fu legata al fatto che egli era all’epoca professore di scultura all’Accademia di Belle Arti di Firenze ed era ben inserito nella corte granducale come scultore istituzionale dallo stile moderatamente classicista.
L’allegoria della Politica che domina il
monumento, sebbene figura fortemente idealizzata, può
essere messa in relazione con il busto ritratto di
Cowper: si ritrovano i medesimi solchi regolari e
paralleli che tracciano i fili di capelli raccolti di
entrambe le figure, lo stesso modo di marcare la
palpebra sottolineando con un colpo di trapano il
dotto lacrimale, ma anche gli stessi volumi dei volti,
leggermente squadrati nelle forme dei nasi e delle
arcate sopraccigliari. Anche i panneggi parlano lo
stesso linguaggio fatto di gole piccole, ma profonde,
di depressioni che catturano le ombre e creano
contrasto nel bianco del marmo.
Il romano Spinazzi fu allievo di Giovanni Battista
Maini e si trasferì a Firenze nel 1769 come scultore,
ma soprattutto come restauratore di marmi antichi,
attività che lo obbligò a confrontarsi con le forme
classiche che traspaiono anche dalle sue invenzioni
moderne. Con la ritrattistica, però, complice la
necessità di restituire il dato fisiognomico
realistico, abbiamo forse la fase più interessante
della sua produzione, da mettere in relazione anche
con la presenza in città dello scultore inglese
Francis Harwood, dotato di spiccata capacità di
trasferire realisticamente i volti nel marmo. La
temperatura stilistica del busto di Lord Cowper è da
avvicinare a quella dell’effige marmorea di Giovanni
Francesco Pagnini, realizzato nel 1789 per la
Santissima Annunziata di Firenze (fig. 8), che cattura l’effigiato con lo sguardo sospeso,
avvolto in un morbido panneggio simile a quello
dell’inglese11.
Due identici esemplari
Nel 1986 fu presentata ad un’asta romana di Finarte un’altra versione del medesimo busto di Spinazzi, anch’essa dotata di firma e data incise sul retro12. Roberta Roani Villani lo registrò immediatamente13, così come Bacchi, che ne segnalò la presenza nel catalogo Zeri del 198914, e Giovanni Pratesi, che lo inserì nel suo repertorio della scultura fiorentina barocca15.
Il busto fu acquistato da Franco Maria Ricci, dopo un passaggio presso la Galleria Paolo Canelli di Milano, e oggi si trova presso il Labirinto della Masone, dove la collezione è conservata (fig. 9)16. Il busto di Fontanellato e quello bergamasco risultano pressoché identici: nei tratti somatici, nell’acconciatura, nelle vesti e persino in particolari quali la le forme zigzaganti dello jabot oppure nei panneggi del mantello, che ricade nelle stesse pieghe, nelle quali avvallamenti e rilievi sono riscontrabili in entrambi i busti nelle medesime posizioni. La differenza principale tra le due sculture si riscontra nella materia con la quale furono realizzate: marmo molto più venato di grigio per l’esemplare Zeri, statuario più candido per quello Ricci.
In mancanza di documenti che spieghino la ragione dell’esistenza dei due identici busti, non resta che fare delle ipotesi calando la realizzazione della scultura nella biografia dell’effigiato. Giunto in Italia alla fine degli anni Cinquanta, Cowper decise presto di stabilirsi in città e cominciò a dotarsi di diverse splendide dimore prese in affitto da nobili fiorentini, nelle quali conservare la sua raccolta di opere d’arte17. Nel 1772 cominciò ad abitare in quella che sarà la sua residenza principale, Palazzo Baldinucci in via Ghibellina, un luogo che farà decorare con attenzione e grandi spese, come è possibile riscontrare dai libri contabili conservati presso il Panshanger Archive di Hertford, luogo di origine della famiglia inglese18. Alla fine dello stesso decennio, poi, si colloca l’ingente spesa per il titolo di Principe del Sacro Romano Impero, seguita dalla commissione di un prezioso gioiello per celebrarlo e, qualche anno dopo, anche il titolo di Cavaliere di Sant’Uberto (1785). Tuttavia, è sicuramente l’anno successivo, il 1786, quello che marca il cambio di passo nelle ambizioni di Cowper: il rappresentante del trono d’Inghilterra alla corte Granducale di Toscana, Horace Mann, era alla fine della sua vita e il conte inglese ambiva a prendere il suo posto. Nell’estate del 1786 tornò in patria per preparare il terreno per questa nomina e durante questo soggiorno posò per un ritratto modellato nella cera da John Flaxman, del quale sono note almeno 11 repliche in porcellana Jasperware della manifattura Wedgwood (fig. 10), a testimonianza non solo di un nuovo interesse nella riproduzione del suo volto in scultura, ma anche della replicabilità dello stesso, proprio nell’ottica di celebrare il ruolo che stava per ottenere. A nulla servirono i ritratti in porcellana, né tantomeno l’appena terminato salone di rappresentanza in Palazzo Baldinucci, corredato di dipinti e marmi preziosi, perché Cowper non ottenne l’incarico che era stato di Mann19.
Si può però tentare di collocare il busto marmoreo della dimora fiorentina di via Ghibellina (sia che si tratti di quello Zeri, che di quello Ricci), grazie alla presenza di “un buste de marbre” nell’inventario del Salon 3220, ma le carte non sono sufficientemente dettagliate per chiudere il cerchio.
Restano nel campo delle ipotesi anche le ragioni della doppia edizione del busto: potrebbe essere stato pensato come ritratto in due copie per essere collocato in due delle dimore che il conte Cowper teneva in affitto e abitava a Firenze, oppure realizzato in prima istanza nella versione bergamasca e poi richiesto in una seconda in marmo di un bianco più smagliante.
Il carattere ‘privato’ del ritratto, mancante dei gioielli simbolo delle onorificenze ottenute dall’inglese, presenti invece nei dipinti o nella porcellana inglese, porta a immaginare i busti come destinati alle dimore di Cowper, luoghi di rappresentanza e di manifestazione di ricchezza e gusto, ma dove per un ritratto marmoreo non era così necessaria l’ostentazione dei titoli dell’effigiato.
PROVENIENZA
Provenienza
Stando alle informazioni fornite da Bacchi (1989, p. 64), e a lui riferite direttamente da Federico Zeri, lo storico dell’arte acquistò il busto dalla Galleria Lorenzelli di Bergamo attorno al 1970, alla quale era giunto dalla collezione Suardo, collocabile sempre all’interno della cittadina lombarda.
Storia museale
Salone Alcova (2000-2008), Sala sculture Zeri (2015-2022), deposito (gennaio 2023-novembre 2024), sala 6 (da novembre 2024).
CONSERVAZIONE E RESTAURI
Stato di conservazione
In corso di redazione
Restauri
In corso di redazione
ESPOSIZIONI
Esposizioni
Il conoscitore d’arte. Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno - 23 luglio 1989, n. 25.
La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo - 25 giugno 2000, s.n.
Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, Bressanone, Museo Diocesano-Palazzo Vescovile, 13 maggio - 28 agosto 2011, n. 33.
BIBLIOGRAFIA
Bibliografia
Roberta Roani Villani, Due opere di Innocenzo Spinazzi e la decorazione della cappella della Beata Vergine in San Carlo al Corso in Roma, in «Paragone», XXXI, 1980, pp. 60-69; p. 66, tav. 79.
Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte: Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno - 23 luglio 1989), a cura di Andrea Bacchi, Milano, Electa, 1989, pp. 64-65, n. 25.
Italo Faldi, In famiglia. Le statue di Zeri, in «FMR», XIV, 70, aprile 1989, pp. 78, 79 (ill.), n. 80.
Andrea Bacchi, Francesco Rossi, in La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo - 25 giugno 2000), a cura di Andrea Bacchi, Francesco Rossi, Bergamo, Accademia Carrara di Belle Arti, 2000, pp. 66-67.
Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, catalogo della mostra (Bressanone, Museo Diocesano/Palazzo Vescovile, 13 maggio - 28 agosto 2011), a cura di Maria Cristina Rodeschini, Paola Tognon, Torino, Allemandi, 2011, p. 86, n. 33.
Roberta Roani Villani, Innocenzo Spinazzi, Firenze, Edizione Polistampa (I maestri dell’Accademia di belle arti di Firenze) 2019, pp. 84-85, n. 15.
Charles S. Ellis, Paola Gibbin, Lord Cowper. Un conte inglese a Firenze nell’età dei Lumi, Firenze, Edizione Polistampa, 2022, p. 275, nota 65 e p. 280, tav. 30.
NOTE
Note
-
Su questo Grand tour, che si segue attraverso gli appunti del suo accompagnatore Jean Chastellain, si veda: J. Chastellain, Lord Fordwich’s Grand tour, 1756-60, translated and edited by S. White and P. Sheail, Hertford, Hertfordshire Record Society 2015. ↩︎
-
C.E. Ellis, P. Gibbin, Lord Cowper. Un conte inglese a Firenze nell’età dei Lumi, Firenze, Polistampa 2022, in particolare pp. 11-26. ↩︎
-
C.E. Ellis, P. Gibbin, Lord Cowper… cit. (nota 2), pp. 28-31 e 49-59. ↩︎
-
La prima opera di Raffaello è nota come Piccola Madonna Cowper (olio su tavola, 1504-1505, oggi National Gallery of Art di Washington, inv. 1942.9.57), la seconda Grande Madonna Niccolini-Cowper (olio su tavola, 1508, sempre nello stesso museo, inv. 1937.1.25). Questa seconda è raffigurata all’interno de La Tribuna degli Uffizi, una tela di Johann Zoffany del 1776 (oggi Royal Collection Trust, inv. RCIN 406983), nella quale Lord Cowper, sulla sinistra, apre un gruppo di gentiluomini intenti a osservare e discutere della tela dell’urbinate. Sulle fasi di creazione della collezione C.E. Ellis, P. Gibbin, Lord Cowper… cit. (nota 2), pp. 61-73. ↩︎
-
Roberta Roani Villani, Due opere di Innocenzo Spinazzi e la decorazione della cappella della Beata Vergine in San Carlo al Corso in Roma, in «Paragone», XXXI, 1980, p. 66 e, per il busto del principe, anche Roberta Roani Villani, Innocenzo Spinazzi, Firenze, Edizione Polistampa (I maestri dell’Accademia di belle arti di Firenze) 2019, pp. 59-61, n. 5. ↩︎
-
Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte: Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno - 23 luglio 1989), a cura di Andrea Bacchi, Milano, Electa, 1989, pp. 64-65, n. 25. ↩︎
-
Andrea Bacchi, Francesco Rossi, in La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo - 25 giugno 2000), a cura di Andrea Bacchi, Francesco Rossi, Bergamo, Accademia Carrara di Belle Arti, 2000, pp. 66-67. ↩︎
-
Per i quali si veda C.E. Ellis, P. Gibbin, Lord Cowper… cit. (nota 2), tavv. 8, 9a e 14. ↩︎
-
Per questo punto di contatto tra l’inglese e lo scultore romano già Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte… cit. (nota 6). ↩︎
-
B. Moloney, Florence and England. Essays on cultural relations in the second half of the Eighteenth century, Firenze, L.S. Olschki 1969, p. 53; A. Cecchi, Il Pantheon di Santa Croce a Firenze, a cura di L. Berti, Firenze, Giunti, 1993 e C.E. Ellis, P. Gibbin, Lord Cowper… cit. (nota 2), p. 316. Si veda anche la dettagliata scheda del monumento presente sul sito dell’Opera di Santa Croce. ↩︎
-
Scheda di A. Bacchi, in La collezione di Franco Maria Ricci editore e bibliofilo, catalogo della mostra (Colorno, Reggia, 3 aprile-18 luglio 2004), a cura di L. Casalis, G. Godi, con testi di S. Ferino-Pagden, A. Bacchi, Parma, Grafiche Step Editrice, 2004, pp. 127-128, n. 106. ↩︎
-
Finarte. Mobili, arredi e dipinti antichi. Asta 565, 11 e 12 novembre 1986, p. 98, n. 311, Roma 1986. L’iscrizione recita: INNOC[ENZ]O SPINAZZI ROM[AN]O FAC[EV]A IN FIRENZE 1787. Questa versione è leggermente più grande di quella bergamasca (82 cm di altezza). ↩︎
-
R. Roani Villani, Aggiunte alla ritrattistica toscana della seconda metà del Settecento, in “Antichità viva”, 26, 1987, 5/6, pp. 69-73, in particolare p. 72. ↩︎
-
Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte… cit. (nota 6), p. 64. ↩︎
-
Repertorio della scultura fiorentina del Seicento e Settecento, a cura di G. Pratesi, consulenza scientifica di U. Schlegel e S. Bellesi, biografie a cura di S. Blasio, 3 voll., Torino, Allemandi, 1993, p. 104. ↩︎
-
Ringrazio Elisa Rizzardi, curatrice della collezione, per la disponibilità nel fornirmi materiali relativi al busto. La collezione di Franco Maria Ricci… cit. (nota 11), pp. 127-128, n. 106 (scheda di A. Bacchi). Per i passaggi sul mercato antiquariale si veda anche Roberta Roani Villani, Innocenzo Spinazzi… cit. (nota 5), p. 85. Ancora in La collezione d’arte di Franco Maria Ricci al Labirinto della Masone, Fontanellato (PR), a cura di L. Casalis Ricci, V. Sgarbi, C. Mingardi, Franco Maria Ricci Editore 2023, pp. 150-152, n. 106 (scheda di A. Bacchi). ↩︎
-
C.E. Ellis, P. Gibbin, Lord Cowper… cit. (nota 2), pp. 27-36, 41-47 e 61-73 sulle diverse case dell’inglese a Firenze e sulla collezione. ↩︎
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C.E. Ellis, P. Gibbin, Lord Cowper… cit. (nota 2), pp. 75-109 e 263-276. ↩︎
-
C.E. Ellis, P. Gibbin, Lord Cowper… cit. (nota 2), pp. 277-280. ↩︎
-
C.E. Ellis, P. Gibbin, Lord Cowper… cit. (nota 2), p. 275, nota 65. Gibbin sostiene che il busto oggi conservato a Fontanellato sia precedente rispetto a quello bergamasco, perché “più idealizzato”, senza motivare l’affermazione. Chi scrive non condivide questa lettura. ↩︎