SOMMARIO
Segnalato inizialmente senza alcuna indicazione d’autore, ma con la corretta identificazione del personaggio nel pontefice Paolo V Borghese, il busto è stato successivamente attribuito a Nicolas Cordier, proposta ampiamente accolta dalla critica e mai più messa in discussione. La scultura, la cui esecuzione deve cadere tra il 1605, anno di elezione al soglio pontificio di Camillo Borghese, e il 1612, anno della morte dello scultore, è stata messa in relazione con commissioni documentate, come il Monumento a Paolo V di Rimini (1611-1612) e il rifacimento della testa della statua di Paolo V eseguita da Silla Longhi nella Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore, incarico che forse Cordier nemmeno portò a termine. Tali confronti rendono plausibile una collocazione nella fase finale dell’attività dello scultore, tra il 1610 e il 1612, come sembra confermare anche la qualità dell’indagine psicologica, che anticipa esiti propri della ritrattistica berniniana.
SCHEDA DI CATALOGO
Descrizione e iconografia
Il volto ovale incorniciato dalla barba corta,
sagomata con cura sotto il mento, lungo le guance e le
tempie. I baffi e il folto pizzetto a punta. L’ampia
fronte attraversata dalla linea sottile della tonsura
che lascia il capo e la nuca completamente glabri. Il
collo tozzo che fuoriesce appena dalle vesti. Gli
occhi infossati e il naso dritto e leggermente adunco.
Nel busto in esame (fig. 1-4) si riconoscono
facilmente i tratti somatici di papa Paolo V
(1605-1621), al secolo Camillo Borghese (Roma
1552-1621).1
Lo conferma il confronto con le altre immagini del
pontefice che sono sopravvissute. Ad esempio, il
ritratto a figura intera conservato in Palazzo
Borghese in Campo Marzio e attribuito da alcuni
studiosi alla mano di Caravaggio (fig. 5), anche se
nella tela, che risale agli inizi del pontificato,
Paolo V indossa la mozzetta e il camauro di raso
rosso.2
I riscontri più convincenti, perlomeno sul fronte
delle scelte vestimentarie, si rintracciano invece
nelle raffigurazioni plastiche. Le medaglie papali, in
particolare quelle realizzate tra il 1608 e il 1612 da
Paolo Sanquirico (fig. 6-7), autore anche della statua
in bronzo in Santa Maria Maggiore (fig. 8).3
La statua monumentale in piazza Cavour a Rimini (fig.
9), per la quale lo scultore francese Nicolas Cordier
fornì il modello, ma che venne fusa in bronzo
successivamente da Sebastiano Sebastiani.4
I busti scolpiti da Gian Lorenzo Bernini: il marmo del
Getty Museum di Los Angeles (fig. 10); quello della
Galleria Borghese (fig. 11); il busto in bronzo dello
Statens Museum for Kunst di Copenaghen (fig. 12).5
Nella scultura della collezione Zeri sopra il camice
bianco e l’amitto, Paolo V indossa il sontuoso manto
papale, fissato sul petto da un prezioso fermaglio e
ricamato lungo i margini con le figure dei santi
Pietro e Paolo. Dal pesante paludamento emerge la
testa massiccia del pontefice, che si volta
leggermente verso la sua sinistra, gettando uno
sguardo affilato e indagatore, accentuato dalla miopia
che lo affliggeva.
Nel dignitoso contegno della figura e nell’espressione
ferma e severa, il ritratto sembra ambire a
immortalare nel marmo l’energica politica di
affermazione del potere papale condotta da Camillo
Borghese negli anni del suo pontificato. Sul piano
internazionale la vicenda più famosa è l’aspra
vertenza con Venezia, che portò nel maggio 1606 alla
scomunica del Doge e del Senato veneziano,
all’interdetto e alla rottura delle relazioni
diplomatiche, provvedimenti revocati soltanto diversi
mesi dopo nell’aprile 1607. Non va tuttavia trascurato
nell’ambito della politica culturale l’ambizioso
programma edilizio che investì la città di Roma: il
completamento della navata e della facciata della
Basilica di San Pietro da parte di Carlo Maderno;
l’ampliamento e la trasformazione in residenza
principale del pontefice del Palazzo sul Quirinale
affidata sempre a Maderno e a Flaminio Ponzio;
l’edificazione di una sontuosa cappella mariana nella
Basilica di Santa Maria Maggiore in cui fu collocato
il suo monumento sepolcrale e quello di Clemente VIII,
per rammentare soltanto le principali.6
L’immagine del pontefice tramandata dal busto
dell’Accademia Carrara si può accostare alle
testimonianze dei contemporanei. Si segnala tra le
altre quella dell’ambasciatore veneziano a Roma,
Giovanni Mocenigo, un vero e proprio ritratto fisico e
morale scritto quando la vicenda dell’interdetto aveva
trovato una soluzione: «Sano e molto robusto non si sa
che abbia avuto, per tutto il tempo della sua vita,
male alcuno, né preso medicamento; è di forme
maestose, grande della persona, benissimo
proporzionato, e con la naturale gravità appare sempre
Sua Santità, persona di singolare mansuetudine e
benignità. È di buon ingegno, di poche parole, ma
quello che dice e tratta è con termini di grande
creanza, professando di non lasciar mai partir persona
da sé che non lodi la straordinaria umanità,
gentilezza e maniera del suo procedere, correndo voce
che sia in Roma alcuno che lo possa eguagliare nelli
termini di creanza e buoni uffici. Si conosce
chiaramente che sempre più si fa pratico ed intendente
delli maneggi di Stato, confessando ognuno che nel
principio del suo pontificato aveva poca conoscenza
degli affari dei Principi e fosse facile l’ingannarlo
con mali uffici. È principe veridico, e sincero; ama
la virtù e la giustizia, l’abbondanza e l’utilità
pubblica e crederei che ognuno potesse assicurarsi di
quanto promettesse. È fama comune che la sua vita sia
sempre stata innocente, pura e di costumi esemplari;
né in questa parte si è mai scoperta ombra di vizio,
ed in concetto tale si è mantenuto sempre».7
Vicenda critica
La scultura è segnalata da Bruno Toscano alla fine degli anni Sessanta del Novecento, quando era conservata in Palazzo Alberini De Domo poi Pucci della Genga a Spoleto, senza nessuna indicazione di paternità ma come «notevole busto di Paolo V».8 A identificare brillantemente l’autore è stato in seguito Andrea Bacchi, che ha attribuito il marmo alla «fase matura di Nicolas Cordier», accostandolo al ritratto del pontefice modellato dall’artista per il Monumento a Paolo V di Rimini e soprattutto al ritratto di Lesa Deti Aldobrandini scolpito per il Monumento funebre della gentildonna in Santa Maria Sopra Minerva a Roma (fig. 13). Sempre Bacchi proponeva di datare la scultura «intorno al 1610, in ogni caso dopo il 1605, data dell’elezione a pontefice del Borghese» e suggeriva la possibilità di riconoscerla nella «testa in marmo di papa Paolo» registrata nell’Inventario dei beni dell’artista redatto all’indomani della sua morte.9
L’attribuzione allo scultore lorenese è stata unanimemente accolta nella letteratura successiva. Anna Coliva, in particolare, ha proposto di collocare l’esecuzione dell’opera intorno al 1608, sulla base del confronto con i busti di San Pietro e di San Paolo scolpiti da Cordier su commissione del cardinale nipote Scipione Borghese per San Sebastiano fuori le Mura (fig. 14-15).10 Inoltre, la studiosa contesta l’identificazione con il marmo rimasto nello studio di Cordier dopo la morte dello scultore, sia perché nel documento si parla di una testa e non di un busto, sia perché ritiene improbabile che un ritratto del pontefice potesse rimanere presso l’artista, soprattutto se si considera quanto il pontefice apprezzasse i lavori dello scultore, come testimonia anche Giovanni Baglione.11 Carlo La Bella ripropone il confronto con i busti di San Sebastiano fuori le Mura, pur indicando nell’intestazione della scheda di catalogo un arco cronologico allargato di datazione, tra il 1605 (elezione al soglio pontificio di Camillo Borghese) e il 1612 (morte di Cordier).12
Datazione
Se il busto già Zeri ha ormai trovato la sua corretta paternità, resta tuttavia aperta la questione della datazione, da esaminare nel quadro dei rapporti tra Cordier e Paolo V Borghese. Il pontefice, attraverso il nipote Scipione, vero e proprio regista delle scelte artistiche della famiglia, assegnò diversi incarichi al Franciosino. Il nome dell’artista lorenese compare per la prima volta nel registro dei conti del Cardinal nepote nell’aprile del 1607 quando lo scultore viene pagato per una statua non precisata.13 Negli anni successivi svolge diversi incarichi per conto di Scipione: dalla realizzazione di sculture ex novo al restauro di antichità — tra cui il gruppo delle Tre Grazie, oggi al Louvre (inv. MR 211) — fino all’intermediazione nell’acquisto di opere d’arte.14 Nella documentazione di casa Borghese o in quella relativa alle commissioni pontificie non si rintracciano incarichi per l’esecuzione di busti di Paolo V. È tuttavia ragionevole che la realizzazione di questa scultura debba essere messa in relazione con le due commissioni nelle quali Cordier si confrontò con la raffigurazione di Camillo Borghese.
La prima, almeno in ordine di tempo e di notorietà, è il monumento di Rimini, il cui iter ebbe avvio nell’ottobre 1610 con la decisione della cittadinanza di erigere una statua di marmo al pontefice, mutata nel giro di un mese nel progetto di una scultura: nell’aprile 1611 Cordier riceveva l’incarico di realizzare il modello, completato nel gennaio 1612 e quindi fuso in bronzo dallo scultore recanatese Sebastiano Sebastiani.15
La seconda concerne invece la realizzazione della «testa della statua di Sua Santità [Paolo V] che sta nella sua Capella in Santa Maria Maggiore che si fa rifare di novo». Il pontefice, stando a quanto si legge in un avviso datato 18 luglio 1612, non era soddisfatto del lavoro appena terminato da Silla Longhi da Viggiù (fig. 16) e aveva dato ordine di realizzare nuovamente il suo ritratto, affidandolo al Franciosino.16 Tuttavia, Cordier non dovette portare a termine l’incarico. Non si conoscono pagamenti successivi per questo lavoro e pochi mesi dopo, il 24 novembre, lo scultore moriva improvvisamente a soli 45 anni. Inoltre, la statua monumentale di Paolo V non presenta segni di modifiche o restauro ed è del tutto compatibile con la produzione conosciuta di Silla Longhi, come testimoniato anche dalla sua vicenda critica.
Se è ragionevole ipotizzare che la testa del pontefice segnalata nell’inventario post mortem dei beni di Cordier sia un’opera connessa con quest’ultimo incarico, è altrettanto plausibile collocare il busto già Zeri nel tratto finale della carriera dell’artista, in relazione alle indagini condotte da Cordier sul volto di Paolo V, verosimilmente durante la preparazione del modello per la statua di Rimini, dunque intorno al 1611, come aveva già suggerito Bacchi. I confronti proposti dalla Coliva con le teste degli apostoli Pietro e Paolo di San Sebastiano fuori le Mura, documentate da pagamenti del 1608, non paiono infatti convincenti: il modellato insistito dei tratti fisiognomici che caratterizza queste sculture non si rintraccia nel busto dell’Accademia Carrara che, per la sottile indagine psicologica, non così consueta nel catalogo di Cordier, sembra invece costituire un precedente per i ritratti berniniani di Paolo V dell’inizio degli anni Venti.
Paolo Plebani
PROVENIENZA
Provenienza e storia museale
La più antica notizia relativa al busto risale
soltanto al 1963, quando la scultura è segnalata in
Palazzo Alberini De Domo poi Pucci della Genga a
Spoleto, collocazione dove è rimasta perlomeno fino al
1978.17
Non si hanno informazioni precise sull’arrivo del
marmo nella raccolta di Federico Zeri. Sulla
collocazione del busto a Mentana è curioso il ricordo
di Francesco Rossi, direttore dell’Accademia Carrara:
«Zeri si divertiva a spostarlo in varie collocazioni
della sua casa-studio, sempre sulla sua erma dorata,
quasi a sorprendere il visitatore con la sua
ingombrante presenza».18
La scultura è arrivata in Accademia Carrara con il
legato disposto nel 1998 in favore dell’istituzione
bergamasca. Tra il 2000 e il 2008, l’opera è stata
esposta nella sala XI del percorso museale, dedicata
alle testimonianze figurative seicentesche. Nel 2008,
con la chiusura del museo per lavori di
ristrutturazione, il busto è stato collocato nei
depositi. Alla riapertura del museo nell’aprile 2015,
l’opera era esposta in sala 24, dedicata alle sculture
della raccolta di Federico Zeri, mentre nel nuovo
allestimento aperto al pubblico nel gennaio 2023 è
stata collocata in sala 6, accanto a una selezione di
sculture provenienti dal lascito dello storico
dell’arte.
CONSERVAZIONE E RESTAURI
Stato di conservazione
Il busto è scolpito in un marmo bianco a grana fine,
caratterizzato da un imbrunimento diffuso della
superficie, che diviene molto intenso e concentrato
soprattutto sulla superficie destra della nuca (fig.
17). La disomogeneità dell’imbrunimento permette di
ipotizzare che sia legato all’invecchiamento di
trattamenti eseguiti sull’opera con sostanze organiche
che, assorbite soprattutto nelle zone a porosità più
elevata, hanno dato poi luogo alla formazione di
ossalati o a una tipica alterazione cromatica. Una
conferma di questa ipotesi si può trovare nelle
decorazioni del piviale, le cui parti a rilievo sono
maggiormente imbrunite rispetto ai sottosquadri e agli
sfondi che erano raggiungibili con più difficoltà da
questo tipo di trattamenti (fig. 18).
Sulla scultura si osservano distintamente i segni
delle diverse lavorazioni e degli strumenti impiegati:
barba e capelli sono realizzati alternando punta e
scalpello (fig. 19); il tessuto prezioso dello stolone
è reso grazie alla fitta trama di segni lasciati dalla
bocciarda (fig. 20); i decori sui bordi del camice e
il fermaglio del piviale presentano i segni della
lavorazione con il trapano (fig. 21). Il sottosquadra
del busto presenta infine una superficie sbozzata
realizzata con subbia e gradina a tre denti (fig.
22).
La scultura è accompagnata da un piedistallo di legno
dipinto e dorato di gusto settecentesco (130 x 51 x 38
cm), documentato da quando essa è entrata nella
raccolta Zeri.
Restauri
2011 - Alda Traversi: manutenzione.
ESPOSIZIONI
Esposizioni
Il conoscitore d’arte. Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno - 23 luglio 1989, cat. n. 7.
Bernini scultore. La nascita del Barocco in casa Borghese, Roma, Galleria Borghese, 15 maggio - 20 settembre 1998, cat. n. 7.
La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo - 25 giugno 2000, s.n.
Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, Bressanone, Museo Diocesano / Palazzo Vescovile, 13 maggio - 28 agosto 2011, cat. n. 46.
Sculture dalle collezioni Santarelli e Zeri, Roma, Fondazione Roma Museo, Palazzo Sciarra, 14 aprile - 1 luglio 2012, cat. n. III.81.
Roma Eterna. 2000 Jahre Skulptur aus den Sammlungen Santarelli und Zeri, Basilea, Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig, 5 giugno 2014 - 19 gennaio 2015, cat. n. xxxxx.
Mostra Forlì
BIBLIOGRAFIA
Bibliografia
Bruno Toscano,
Spoleto in pietre. Guida artistica della città, Spoleto, Panetto & Petrelli, 1963, p. 167
[nessuna attribuzione].
Lamberto Gentili, Luciano Giacché, Bernardino Ragni,
Bruno Toscano, Spoleto, in
L’Umbria. Manuali per il territorio, 4 voll.,
Roma, Edindustria, 1977-1980, II (1978), p. 369
[nessuna attribuzione].
Andrea Bacchi, in
Il conoscitore d’arte: Sculture dal XV al XIX
secolo della collezione di Federico Zeri, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli,
10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara,
3 giugno - 23 luglio 1989), a cura di Andrea Bacchi,
Milano, Electa, 1989, pp. 28-29 cat. 7 [Nicolas
Cordier].
Italo Faldi, In famiglia. Le statue di Zeri, in «FMR», XIV, 70, aprile 1989, p. 78 [Nicolas Cordier].
Susanna Zanuso, s.v. Nicolas Cordier, in
Scultura del '600 a Roma, a cura di Andrea
Bacchi, con la collaborazione di Susanna Zanuso,
Milano, Longanesi & C., 1996, p. 796, ill. 315
[Nicolas Cordier].
Anna Coliva, in
Bernini scultore: La nascita del Barocco in casa
Borghese, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 15
maggio - 20 settembre 1998), a cura di Anna Coliva,
Sebastian Schütze, Roma, De Luca, 1998, pp. 107-108,
109 nota 14 [Nicolas Cordier].
Andrea Bacchi, Francesco Rossi, in
La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per
Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Palazzo della
Ragione, 30 marzo - 25 giugno 2000), a cura di Andrea
Bacchi, Francesco Rossi, Bergamo, Accademia Carrara di
Belle Arti, 2000, pp. 34-35 [Nicolas Cordier].
Francesco Rossi,
La collezione di sculture di Federico Zeri:
Donazione Accademia Carrara, Milano, Civica Biblioteca d’Arte, 2001, pp. 9, 10
(ill.) [Nicolas Cordier].
Accademia Carrara di Belle Arti. Guida alla visita e Catalogo delle opere esposte, a cura di Francesco Rossi, presentazione di Rossana Bossaglia, Bergamo, Bolis, 2003, pp. 98 (ill.), 99 [Nicolas Cordier].
Francesca Nanni, La storia, in Paolo V in Rimini. Il monumento di un Papa tra storia e restauro, Rimini, Comune di Rimini, 2004, pp. 26-27 [Nicolas Cordier].
Andrea Bacchi,
“Veramente è vivo e spira”. Bernini e il
ritratto, in
I marmi vivi: Bernini e la nascita del ritratto
barocco, catalogo della mostra (Firenze, Museo Nazionale del
Bargello, 3 aprile - 12 luglio 2009), a cura di Andrea
Bacchi, Tomaso Montanari, Beatrice Paolozzi Strozzi,
Dimitrios Zikos, Firenze, Giunti, 2009, pp. 30
(ill.10), 34, 66 nota 39 [Nicolas Cordier].
Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri
dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, catalogo della mostra (Bressanone, Museo
Diocesano/Palazzo Vescovile, 13 maggio - 28 agosto
2011), a cura di Maria Cristina Rodeschini, Paola
Tognon, Torino, Allemandi, 2011, p. 91 cat. n. 46
[Nicolas Cordier].
Carlo La Bella, in
Sculture dalle collezioni Santarelli e Zeri,
catalogo della mostra (Roma, Fondazione Roma Museo,
Palazzo Sciarra, 14 aprile - 1 luglio 2012), a cura di
Andrea De Marchi, Milano, Skira, 2012, pp. 111 (ill.),
152 cat. n. III.81 [Nicolas Cordier].
David Ekserdjian,
Nicolas Cordier dessinateur, in
Dessins de sculpteurs. II, sous la direction
de Guilhem Scherf, textes réunis par Cordélia Hattori
(Quatrièmes rencontres internationales du Salon du
Dessin, 25 et 26 mars 2009), Paris, Société du Salon
du dessin, 2009, p. 63 [Nicolas Cordier].
Esaù Dozio, Der Sammler Federico Zeri, in Roma Eterna. 2000 Jahre Skulptur aus den Sammlungen Santarelli und Zeri, catalogo della mostra (Basilea, Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig, 5 giugno 2014 - 19 gennaio 2015), testi di Dario Del Bufalo, Esaù Dozio, Laurent Gorgerat, Tomas Lochman, Daniela Ricci, Milano, Skira, 2014, p. 31 [Nicolas Cordier].
Laurent Gorgerat, in Roma Eterna. 2000 Jahre Skulptur aus den Sammlungen Santarelli und Zeri, catalogo della mostra (Basilea, Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig, 5 giugno 2014 - 19 gennaio 2015), testi di Dario Del Bufalo, Esaù Dozio, Laurent Gorgerat, Tomas Lochman, Daniela Ricci, Milano, Skira, 2014, pp. 66-67 cat. n. II.12 [Nicolas Cordier].
Maria Giulia Barberini, in Galleria Borghese. Catalogo generale. I. Scultura moderna, a cura di Anna Coliva, con la collaborazione di Vittoria Brunetti, Milano, Officina Libraria, 2022, p. 142 [Nicolas Cordier].
Federica Giacomini, in Galleria Borghese. Catalogo generale. I. Scultura moderna, a cura di Anna Coliva, con la collaborazione di Vittoria Brunetti, Milano, Officina Libraria, 2022, p. 122 [Nicolas Cordier].
NOTE
Note
Xxxxxx, in Roma Eterna. 2000 Jahre Skulptur aus den Sammlungen Santarelli und Zeri, catalogo della mostra (Basilea, Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig, 5 giugno 2014 - 19 gennaio 2015), testi di Dario Del Bufalo, Esaù Dozio, Laurent Gorgerat, Tomas Lochman, Daniela Ricci, Milano, Skira, 2014, pp. xxxxx cat. n. xxxx [Dupré].
-
L’identificazione con Paolo V è individuata sin dalla prima segnalazione del busto (Bruno Toscano, Spoleto in pietre. Guida artistica della città, Spoleto, Panetto & Petrelli, 1963, p. 167). ↩︎
-
Sul dipinto, con ampia bibliografia sulla dibattuta autografia caravaggesca: Federica Papi, in Caravaggio a Roma. Una vita dal vero, catalogo della mostra (Roma, Archivio di Stato / Sant’Ivo alla Sapienza, 11 febbraio – 15 maggio 2011), a cura di Michele di Sivo, Orietta Verdi, Roma, De Luca, 2011, pp. 225-228 cat. n. 24. ↩︎
-
Sulle medaglie di Paolo V: Lauren Jacobi, Medals and the Roman projects of Pope Paul V, in «The Medal», XL, 2002, pp. 3-17; Steven F. Ostrow, The Papal Medals of Santa Maria Maggiore, 1605-1741, in Le arti a dialogo. Medaglie e medaglisti tra Quattro e Settecento, atti delle Giornate di studio internazionali (Pisa, Scuola Normale Superiore, 2-3 dicembre 2011), a cura di Lucia Simonato, Pisa, Edizioni della Normale, 2014, pp. 181-187. Su Paolo Sanquirico: Steven F. Ostrow, Paolo Sanquirico. A Forgotten “virtuoso” of Seicento Rome, in «Storia dell’arte», 92, 1998, pp. 27-59 (per l’attività di medaglista, pp. 30-32); Steven F. Ostrow, A new Works by Paolo Sanquirico, in «Storia dell’arte», n.s. 2 (160), 2023, pp. 113-123. ↩︎
-
Sylvia Pressouyre, Nicolas Cordier. Recherches sur la sculpture à Rome autour de 1600, 2 voll., Roma, École Française de Rome, 1984, vol. II, pp. 405-410 cat. n. 19; Francesca Nanni, La storia, in Paolo V in Rimini. Il monumento di un Papa tra storia e restauro, Rimini, Comune di Rimini, 2004, pp. 9-73. ↩︎
-
Sui busti di Bernini: Maria Grazia Bernardini, Bernini. Catalogo delle sculture, 2 voll., Torino, Allemandi, 2021, vol. II, pp. 110-113 cat. n. 17-18, 118-119 cat. n. 21. Sul busto della Galleria Borghese: Maria Giulia Barberini, in Galleria Borghese. Catalogo generale. I. Scultura moderna, a cura di Anna Coliva, con la collaborazione di Vittoria Brunetti, Milano, Officina Libraria, 2022, pp. 142-147 cat. n. 28. Sempre in Galleria Borghese è conservato un altorilievo in porfido con il ritratto di Paolo V che, per scelte analoghe sul fronte dell’apparato vestimentario, si può accostare a sua volta al busto in esame: Federica Giacomini, in Galleria Borghese. Catalogo generale… cit., 2022, pp. 121-122 cat. n. 23. ↩︎
-
Silvano Giordano, Paolo V papa, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2014, vol. 81, pp. 113-121 (con bibliografia precedente). ↩︎
-
Relazione di Giovanni Mocenigo ambasciatore ordinario alla Corte di Roma 1609-1612, in Relazioni degli Stati europei lette al Senato dagli ambasciatori veneti nel secolo decimo-settimo raccolte e annotate da Nicolò Barozzi e Guglielmo Berchet. Serie III – Italia. Relazioni di Roma. Volume I, Venezia, Pietro Naratovich, 1877, pp. 95-96. Altre descrizioni letterarie di Paolo V sono utilizzate da Sylvia Pressouyre, Nicolas Cordier… cit. (nota 4), 1984, vol. I, p. 197 nota 38. ↩︎
-
Bruno Toscano, Spoleto in pietre. Guida artistica della città, Spoleto, Panetto & Petrelli, 1963, p. 167; Lamberto Gentili, Luciano Giacché, Bernardino Ragni, Bruno Toscano, Spoleto, in L’Umbria. Manuali per il territorio, 4 voll., Roma, Edindustria, 1977-1980, II (1978), p. 369. ↩︎
-
Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte: Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno - 23 luglio 1989), a cura di Andrea Bacchi, Milano, Electa, 1989, pp. 28-29 cat. 7. Per la menzione della testa di Paolo V nel testamento di Cordier: Sylvia Pressouyre, Nicolas Cordier… cit. (nota 4), 1984, vol. I, p. 324 doc. 264 n. 292. ↩︎
-
Per la datazione delle due teste al 1608: Sylvia Pressouyre, Nicolas Cordier… cit. (nota 4), 1984, I, pp. 271-272 doc. 115, pp. 278-279 doc. 131; II, pp. 388-390 cat. n. 10. ↩︎
-
Anna Coliva, in Bernini scultore: La nascita del Barocco in casa Borghese, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 15 maggio - 20 settembre 1998), a cura di Anna Coliva, Sebastian Schütze, Roma, De Luca, 1998, pp. 107-108, 109 nota 14. Per la stima di Paolo V nei confronti di Cordier: Menziona l’edizione di Officina Libraria (da rintracciare) ↩︎
-
Carlo La Bella, in Sculture dalle collezioni Santarelli e Zeri, catalogo della mostra (Roma, Fondazione Roma Museo, Palazzo Sciarra, 14 aprile - 1 luglio 2012), a cura di Andrea De Marchi, Milano, Skira, 2012, p. 152 cat. n. III.81. ↩︎
-
Sylvia Pressouyre, Nicolas Cordier… cit. (nota 4), 1984, I, p. 259 doc. 75. ↩︎
-
Sylvia Pressouyre, Nicolas Cordier… cit. (nota 4), 1984, I, pp. 263-264 doc. 85, pp. 278-279 doc. 131, p. 283 doc. 141-142, p. 285 doc. 148-149, pp. 286-287 doc. 154-155, p. 257 doc. 158, pp. 291 doc. 168-169, p. 292 doc. 171-173, p. 293 doc. 175, pp. 293-294 doc. 180-185, p. 294 doc. 187, p. 295 doc. 190-191, pp. 295-296 doc. 193-196, p. 297 doc. 198-201, p. 302 doc. 208-209, pp. 303-304 doc. 211-214, p. 307 doc. 221-222, p. 307 doc. 224, pp. 308-309 doc. 227-230, p. 311 doc. 234-235, p. 312 doc. 238-239, p. 312 doc. 242-243, p. 313 doc. 246, p. 314 doc. 248-249, p. 315 doc. 252-253, p. 316 doc. 258. ↩︎
-
Sylvia Pressouyre, Nicolas Cordier… cit. (nota 4), 1984, I, pp. 296-297 doc. 197, pp. 297-298 doc. 202, pp. 304-307 doc. 217-220, p. 308 doc. 225-226, p. 309 doc. 231-232, p. 311 doc. 236, p. 312 doc. 240; II, pp. 405-410 n. 19. ↩︎
-
Sylvia Pressouyre, Nicolas Cordier… cit. (nota 4), 1984, I, p. 316, doc. 255-257; II, pp. 429-430 n. 37. ↩︎
-
Bruno Toscano, Spoleto in pietre… cit (nota 1), 1963, p. 167; Lamberto Gentili, Luciano Giacché, Bernardino Ragni, Bruno Toscano, Spoleto, in L’Umbria. Manuali per il territorio, 4 voll., Roma, Edindustria, 1977-1980, II (1978), p. 369. ↩︎
-
Francesco Rossi, La collezione di sculture di Federico Zeri: Donazione Accademia Carrara, Milano, Civica Biblioteca d’Arte, 2001, p. 9. ↩︎